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La Valle del Belice

La Valle del Belice è un territorio difficile da capire, ricco di contraddizioni; ma se davvero vogliamo comprendere la sua anima, ci basterà saper ascoltare, volere capire, e inseguire con tanta curiosità le tracce. Quando camminando per strada a Gibellina nuova, quasi dal nulla, salta fuori un’opera di Guttuso, Consagra o Pomodoro. Infatti, dopo il terremoto del ’68 che distrusse l’antico borgo, questa fu ricostruita a diversi chilometri di distanza dal luogo originario; ma la nuova città non rispecchiava affatto il vecchio paese, dove tutto era vicino e raccolto. Qui la città assomiglia molto di più ad una metropoli europea, quando però la popolazione non supera i 5mila abitanti. Il risultato è spazi enormi non utilizzati e distanze ingiustificate. Un nuovo paese che per tali motivi non piacque mai ai vecchi abitanti.

Una figura molto importante per il periodo della ricostruzione fu l’allora senatore Ludovico Corrao, che pensò di “umanizzare” il territorio di Gibellina chiamando diversi artisti di fama mondiale affinchè regalassero al paese una propria opera. Opere che hanno suscitato e continuano a suscitare sentimenti spesso contrastanti. Tra queste opere, tutte “en plain air”, la più emblematica è forse il “Cretto” di Burri, colata di cemento che copre Gibellina vecchia.

Infatti sulla vecchia e ormai distrutta Gibellina si volle stendere una sorta di “sudario”: il Cretto di Burri, per l’appunto. Un’opera per non dimenticare e preservare le rovine dall’usura del tempo. Il Cretto è una colata di cemento che asseconda la forma urbana con i suoi isolati e l’assetto viario, che possiamo ripercorrere, come un labirinto cieco che non porta a nulla, se non a restituire un inquietante senso di morte.

E’ proprio inquietante trovarsi lì ad ammirare quell’immensa lastra di cemento bianco. Sicuramente non si può non pensare a chi ci viveva e che quella terribile notte tra il 14 e il 15 Gennaio 1968, lì perse la vita.

Qui la natura si è manifestata in tutta la sua temibile grandezza distruggendo gran parte dei centri abitati della Valle del Belice. Oltre Gibellina, quella notte furono rasi al suolo anche altri centri, come Salaparuta, Poggioreale, Partanna e Montevago .

Se non fosse stato per il “Cretto”, a Gibellina vecchia quelle rovine si troverebbero ancora oggi al loro posto, consunte ed erose più di quanto lo fossero per lo stesso terremoto. Pericolanti e nello stesso tempo accessibili a tutti.

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Time 16 January 2009 at 5:11

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